Signore e signori, Selosse !

Per anni gli Champagne Selosse sono stati tra i più temuti dai sommelier.
Champagne che sembravano dedicati esclusivamente agli addetti ai lavori o a quelli che in Francia chiamano “Le client averti” , il cliente avveduto, cosciente, esperto, preparato…
E quindi ogni volta che ho chiesto, oppure ho proposto, a seconda del ruolo che mi toccava, ordinare o stappare un Selosse la domanda antipatica da subire o da fare era sempre la solita: “conoscete già questa tipologia di Champagne?

La Biodinamica, il metodo Solera , la spremitura tradizionale, la fermentazione in barrique…
Tutti argomenti che tenevano banco ad ogni stappo fino a rendersi conto che si stava parlando con il bicchiere vuoto perchè la bottiglia era già finita, e la salinità, la sapidità, la complessità, l’intensità e la bevibilità spregiudicata di un vino di Anselme Selosse aveva avuto la meglio su ogni discussione.

Fin qui generalizzando, perché dai sette ettari di terreno vitato, di cui uno di pinot noir e il resto chardonnay, e delle dichiarate 45/50mila bottiglie messe in commercio annualmente, ci sono le espressioni di diversissimi vini di Champagne, per quanto tutte le cuvèe siano ottenute da vini di tre annate differenti.

Dunque Prosit !!!

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